Appunti per una storia della sanità a Villacidro

La Sanità

Da: Villacidro un Paese di Montagna Sulle Malattie dominanti a Villacidro nel 1888
Resoconto Statistico Sanitario 1886-1892 Da: Villacidro 1901

SULLE MALATTIE DOMINANTI A VILLACIDRO NEL 1888
E SULLE MISURE IGIENICHE CHE SI DOVREBBERO ADOTTARE NELL'INTRESSE DELLA SALUTE PUBBLICAPER IL MEDICO CONDOTTO Dott. Cav. ANTONIO PIRAS PINNA

Antonio Piras Pinna, medico igienista, dopo aver fatto per più di trent’anni il medico condotto nel Sulcis, si stabilì a Villacidro nel 1886, anno nel quale si manifestò un’ epidemia di vaiolo. Autore anche di Resoconto Statistico Sanitario del comune di Villacidro dall’agosto 1886 al 1892, Roma – Mariani , 1893.

« Consultiamo l'oracolo della pubblica « Igiene, figlia e sorella dell'incivili« mento, ed affrettiamo l'epoa in cui in spese di pubblica utilità possa « il pubblico danaro impiegarsi. » Aforismo.

Nella relazione del trascorso anno 1888, che già mi compiacqui di sottoporre alle savie considerazioni del Consiglio Comunale di Villacidro, come ora la sottopongo a quella dei distìnti lettori del nostro Spallanzani credo mio compito di richiamare anzitutto l'attenzione sopra quei morbi che durante il predetto anno si sono verificati nel Comune. Assai gioverà studiare le cause che li hanno potuti produrre, per poi stabilire se possano essere eliminate e rimosse con quei provvedimenti e con quelle opportune misure che la scienza e l'esperienza potrebbero consigliare. Credo pure mio dovere di far ora conoscere alcune considerazioni riguardanti la Pubblica Igiene, e tutto ciò che di utile e vantaggioso a tutela della pubblica salute si dovrebbe adottare dall'onorevole rappresentanza comunale, perché il clima di questo paese, proverbialmente ritenuto per eccellente e salubre, con una serie di fatti morbosi non possa smentire l'ottimo concetto in cui finora, ed a ragione, fu tenuto.
Non mancherò finalmente di trattenermi alquanto sopra un gravissimo abuso che impunemente si suole commettere in questo comune (e fosse il solo in Italia 1), sullo smercio cioè pubblico e clandestino di medicinali, che ogni giorno si effettua con danno e pericolo della salute di moltissimi, con manifesta violazione alle leggi che ci governano, e a disdoro non solo della medica della scienza e arte farmaceutica. Farò inoltre cenno particolare di alcune misure igieniche, le quali devono essere urgentemente attuate, e massime nelle attuali contingenze in cui le condizioni della salute pubblica nella vicina Sicilia, e in altre parti d'Italia, lasciano molto a desiderare. (In quell' epoca era comparso il Colera nella Sicilia). O questo sempre gravissimo morbo potrebbe fare, quando meno ce lo aspettiamo, nuova comparsa, od altra infezione: come al presente - dicembre 1890 e gennaio 1891 - si ebbe il tifo a Pisa, poscia a Firenze ecc.: sarà quindi savio consiglio prevedere e provvedere in tempo. - Per adempiere al mio compito, e seguendo l'ordine sovra indicato, vi dirò che le malattie che si verificarono nel 1888 nel comune di Villacidro, sono le seguenti : febbri gastriche, reumatiche ed infiammatorie, ne vralgie, cloro-anemie,. e tre soli casi di febbre tifoide.
Coli' avanzarsi poi della stagione estiva, con mia grande sorpresa, ho visto quasi un terzo della popolazione affetta da febbri periodiche, e per lo più con complicazione gastrica, manifestando un tipo, ora quotidiano, ora terzane ed ora quaternario; ma fortunatamente esse debellavansi con facilità, eliminata ogni complicazione, mediante .ripetute dosi di chinino. Debbo eccettuarne due soli casi in cui la febbre, assumendo improvvisamente la forma perniciosa cefalica e tetanica, terminò infaustamente colla morte degli individui colpiti. E volendomi dar ragione delle rilevanti proporzioni con cui ho visto infierire le febbri malariche su questi abitanti, debbo far noto che per una parte di essi, ossia per quelli che ogni anno sogliono recarsi nelle regioni d'Acqua Cotta, Suboddus e ad altre adiacenti località, per attendere ai lavori agricoli, la causa è abbastanza evidente, essendo tutte le accennate località insalubri, e generatrici del principio malarico.

Epperò quanti devono lavorare, senza riguardi, in quelle regioni, restano quasi sempre vittima del male, come che lavorassero nella Campagna Romana, Maremmana, ecc. Questi lavoratori conducono un pessimo genere di vita, essendo pur costretti a rimenare l'acqua melmosa ed inquinata, colla quale si dissetano, durante la mietitura e trebbiatura del grano, e di altri cereali. Moltissimi altri poi, pur vivendo in paese, sotto un medesimo clima, e bevendo acqua buona e salubre, e anche senza abbandonare il genere di vita e le ordinarie abitudini di famiglia, pure veggonsi pagare il duro tributo alla febbre. Ciò dimostra all'evidenza che la causa malarica esiste nella località in cui vivono e dimorano.
E che questa causa morbigena esista a Villacidro, che un fomite costante di malaria si trovi in questo paese che dia origine alle febbri periodiche, che specialmente nella stagione estiva e autunnale infieriscono negli abitanti, possono tutti di leggieri convincersi. Chiunque voglia darsi la pena di recarsi in sull'albeggiare e dopo il tramonto del sole lungo il corso del rigagnolo Fluminera, ed esamini in qual modo irregolare scorrono le sue acque, osserverà che in certi siti esse rimangono stagnanti, che molte erbe e piante caduclie crescono e marciscono lungo il suo letto, con tutte le immondezze che, o per una dannevole noncuranza, o per puerile trastullo vi si gettano; constaterà pure che è soventi pestilenziale l'odore che da quel rigagnolo e dalle sue adiacenze si sente esalare, massime in sul far del giorno e sull'imbrunire. Coloro che incauti e non ragionevoli si danno, l'aria di scettici ostinati, dovrebbero finalmente convincersi che il rigagnolo Fluminera è una sorgente perenne di malaria, alla quale si deve infallantemente attribuire l'origine delle febbri che si vedono dominare in questo paese.
Il rigagnolo Fluminera, che divide quasi per un terzo la popolazione e scorre in dirczione dei venti dominanti, se presta col suo scorrere un'utile servizio ali'inafflamento dei numerosi orti e bellissimi .giardini che esistono lungo il suo trafittose la sua acqua può anche servire agli usi domestici per la lavatura dei panni, questa stessa acqua però è inquinata da non poche .immondezze, e da nocive decomposizioni di materie animali e vegetali. Come adunque non diventerà un fomite continuo di micidiali esalazioni, che appestano le vicine abitazioni? Ne basta: col soffiare dei venti il principio morbigeno vien diffuso, trasportato è anzi fino nel centro del paese ed in siti più lontani. Ecco intesa la origine delle febbri che si lamentano in località che pure hanno la più salubre e amena ubicazione. Che se invece quest'acqua avesse il suo corso regolare, mediante un regolare alveamento del rigagnolo ed un conveniente selciamento del suo letto, e fosse debitamente raccolta, non solo verrebbe a cessare l'origine delle febbri qui dominanti, ma la popolazione potrebbe ritrarne un'utile maggiore. Invero non solo servirebbe meglio per l'irrigazione degli orti e dei giardini, ma potrebbe essere ancora utilizzata agli usi di un lavatoio pubblico opera assai utile ed igienica per .questo paese, ed al cui difetto devono attribuirsi le cloro-anemie che con tanta frequenza e numero si osservano non soltanto nelle donne di servizio, ma in tutte quante sono obbligate a tenere i loro piedi, per intiere giornate sotto l'azione di un bagno freddo per la lavatura dei panni.
E poiché sonmi trattenuto alquanto parlando della Fiuminera mi permetto di richiamare l'attenzione benevola delle autorità sopra una località adiacente alla medesima e in vicinanza al ponte: questa località per essere circoscritta da molte case, per essere nel centro dell'abitato e molto frequentata; dovendovi tutta la popolazione affluire per recarsi alla prossima Chiesa parrochiale dovrebbe essere bonificata e migliorata. Parlo di quell'area appunto ove attualmente esistono informi fabbricati in stato di rovina, che pure appartengono ad un egregio proprietario, i quali se possono malamente dar ricovero a famiglie di zingari o di pezzenti, non soddisfano certamente nè ai bisogni dell'igiene nè all’estestica, e molto meno alla decenza che dovrebbesi curare in un punto cosi centrale e frequentato.
Ora, io dico, non farebbe questa Amministrazione un'opera buona ed utile se, consentendolo le finanze comunali, divisasse di espropriare questa area, e demolire tutti i fabbricati che sono in rovina, per quindi trasformarla in una pubblica piazzetta con un'adatto e regolare livellamento del suolo, e con una conveiente piantagione? Io ritengo che questa Rappresentanza Comunale farebbe opera assai bella, utile, e da tutti lodata; ed intanto insisto sopra questo avviso, inquantochè le mie vedute non riguardano soltanto la parte estetica nè un'ornamento qualunque che potrebbe eseguirsi . nella detta località, ma hanno anche lo scopo di migliorare l'aria in un sito ove se ne sente maggiormente il bisogno. Nessuno può adunque negare che l'acquisto della summenzionata area, per essére poi trasformata in una piazzetta alberata, non sia consigliata, più che da altro, da un bisogno imperioso della pubblica igiene.
Non puossi e non devesi ignorare, perché verità confermata dalla scienza e dall'esperienza, che gli alberi e le piante nel compiere la respirazione per mezzo delle foglie, che sono quasi i loro organi polmonari, assorbono principii nocivi all'animale respirazione, mentre tramandano l'ossigeno che è l'elemento più analogo alla nostra economia, il principio vivificante del nostro sangue. Quindi le piante e gli alberi modificano e migliorano l'aria e lo ambiente, e colla loro funzione respiratoria rendono un'utile servizio alla pubblica igiene. Ma non basta: le foglie delle piante e degli alberi col loro continuo agitarsi e dibattersi, a causa di un'eccessiva leggierezza e mobilità, producono una brezza fresca ed assai gradita che serve di sollievo e refrigerio al nostro organismo, pur troppo accasciato da un profuso sudore per il sole cocente e caniculare che nella stagione estiva batte a perpendicolo sul nostro corpo. Inoltre in sommo conto devesi tenere il risanamento dello stesso suolo.
Laonde, l'idea da me vagheggiata dell'acquisto dell'area, di cui tenni già parola, per essere trasformata in una pubblica piazzetta alberata come un sito centrale e frequentato da un numeroso concorso di persone, non ha solamente lo scopo di un'ornamento edilizio. Ripeto che lo scopo, indubbiamente serio e vantaggioso, è quello di modificare e bonificare un'ambiente ove affluisce tutta la popolazione di Villacidro.
Altro fomite, pur troppo, che può dare origine a processi febbrili e ad altri morbi infettivi, esiste a Villacidro nel luogo .ove, attualmente si suole macellare il bestiame. Grave è il difetto che tuttora lamenta il paese di un pubblico ammazzatoio o macello fatto e tenuto secondo le prescrizioni della savia e benefica igiene.
Le famiglie che hanno la loro abitazione in adiacenza della fonte pubblica o Mitza, in vicinanza della quale si è finora costumato di macellare il bestiame, tutte le persone che vi si portano per attingere dell'acqua, le povere serve e donne di casa che sono costrette a rimanervi l'intiera giornata per lavare i loro panni, tutti quelli finalmente che transitano in questa località per i loro bisogni, soffrono per l'odore pestilenziale del sangue, del ventrame e delle materie escrementizie delle bestie che vi si macellano, materie tutte che lasciate esposte in balia dell'aria, del sole e della umidità subiscono naturalmente decomposizioni e putrefazioni che danno origine a una miriade di parassiti e microrganismi nocevolissimi. Ormai è noto che questi s'introducono nel nostro corpo per mezzo dell'acqua che si beve e dell'aria che si respira, per produrvi poi quelle deleterie e letali conseguenze che tanto compromettono la salute e la vita.
Non meno dannevole abitudine è anche quella di macellare il bestiame minuto nei cortili e nelle case private. Tutto ciò si fa senza il benché menomo scrupolo, senza cioè usare precauzioni, e spesso senza alcuna pulitezza anche la più facile ed elementare.
L'igiene per altro prescrive determinate norme per distruggere gli avanzi del bestiame che si macella, e per allontanare dalle case ove si vive, questo pur troppo rinnovantesi e schifoso mondezzaio, cotanto pregiudizievole alla salute pubblica e privata, e che per fermo ridonda a disdoro di un paese cospicuo come è Villacidro.
Da tale deplorevole stato di cose emerge l'assoluta necessità della costruzione, in luogo adatto, che non manca, purché si voglia, di un pubblico macello o ammazzatojo. Questa opera non sono solo a consigliarla nell'interesse dell'igiene pubblica e privata e per decoro di un comune bene amministrato. Intanto devesi provvedere onde. si adoperino tutte le possibili precauzioni e quella sorveglianza ch'è è necessaria nei luoghi ove attualmente si macella il bestiame grosso e minuto.
Origine d'infiniti guai per la pubblica salute può essere anche la pessima abitudine invalsa in questo paese, e quasi in tutti i comuni rurali dell'isola nostra e anche di Sicilia e di moltissimi del continente, pure rurali, di ricettare entro l'abitato e nei cortili e piazzali delle case, il bestiame d'ogni specie (1). Cotale perniciosa abitudine fa che si possa introdurre nelle famiglie il germe di malattie infettive e contaggiose da cui il bestiame suino, lanuto ed anche bovino può essere affetto.
Che vi dirò poi di quel pessimo vezzo chesi osserva pure a V llacidro, di accatastare il letame nei cortili e piazzali prospicienti alle case e spesse volte anche in vicinanzaa della camera da letto ? Le ostinate e frequenti febbri periodiche ed altre ,qualche caso di febbre perniciosa e tifoide che si sono deplorati in alcune famiglie, non hanno forse un nesso etiologico intimo e diretto con tutte queste cause morbigene, le quali - se bene si riflettesse davvero si volesse - sarebbero senza gravi difficoltà presto eviate? Insistendo per anco sul triste spettacolo di questi cumuli di letame gettati a casaccio presso le case e le piazze, dirò ch'essi sono ritenuti dai competenti cause efficaci, anzi pesimi centri d'infezione e di mefitiche esalazioni, a danno della pubica salute. Dovremo a lungo lamentarli in questo paese? Io ritengo che lasciato in tal modo il letame, abbandonandolo esposto all'azione dell aria, del sole, della pioggia e dell'umidità, da molti non si provveda neppure ai loro interessi, giacché esso letame per l'azione diretta e continuata degli agenti esterni, perde la sua proprietà fertilizzante, disperdendosi in mille modi e volatilizzandosi i suoi principi grassi e animalizzati. Perlochè, a parte i riguardi che si dovrebbero usare nell'interesse dell'igiene, verrebbe: cessare anche quest ultimo inconveniente, cioè questa perdita. Col tutelare adunque convenientemente e apprezzare la salute pubblica si tutelerebbe e si apprezzerebbe la fertilizzazione dei loro terreni, quando si praticassero dei fossi o pozzi ben tenuti e chiusi per raccogliere e conservare il letame.
Con tale facile procedimento verrebbe eliminato un perenne centro d'infezione e si avrebbe un concime più utile e buono all'ingrassamento dei terreni.
Non meno pericoloso e pernicioso è quell'altro vezzo di gettare nelle pubbliche strade, nei pubblici ritrovi e dentro, il popolato, bestie morte da qualsiasi genere di malattia, vuoi anche per avvelenamento, dalla cui decomposizione e putrefazione emanano nauseanti e pertilenziali esalazioni; oltreché le zanzare e moscherini che insistenti si posano sopra queste carogne, succhiando il loro umore virulento e potendo poi mordere qualche parte del nostro corpo o del corpo di .altri animali sani, potrebbero essere veicoli di quel principio potentissimo e letale. Da ciò le diverse malattie di infezione, come pustole maligne, febbri tifoidi e carbonchiali, per cui predo superfluo che io inculchi abbastanza la proscrizione di questo pessimo sistema.. (Ghe le mosche col posarsi, sovra cadaveri di. animali domestici, morti di malattie infettive, possano trasportare i germi delle medesime sull'organismo umano o su quello di buoi o d'altre specie domestiche, sappiamo che annualmente dimostra con molti fatti, e nelle sue lezioni di Parassitologia all'Università di Roma, anche il prof. Antonio Carniccio, come già prima lodimostrava insegnando nelI'Università di Modena).
Sconcezza del pari deplorevolissima è quella con cui son tenuti in certe strade e nell'interno dell'abitato i. canali di spurgo, per mezzo dei quali si vedono imbrattate le pubbliche vie di una acqua inquinata, frammista a residui di sostanze alimentari, e molte volte a qualche altra sostanza, che fa da lontano sentire l'odore dell'ammoniaca e delle cloache. Con quali amare parole tutti i buoni cittadini, che amino di fatto il loro paese, e non vogliano sia creduto nemico del progresso civile, che può e deve procedere di pari passo col progresso igienico, con quale severità dovrebbero giudicare siffatta. sconcezza ? Ma il dovere: del mio ufficio mi astringe a dire francamente anche del modo con cui presso le famiglie di Villacidro si allevano i maiali destinati alle provvigioni di casa.
Molti e quasi tutti non solo a Villacidro ma in numerose parti d'Italia, ritengono a torto che i maiali non possono ingrassare se non vivono in una fossa di fango e di lordura I Queste fosse vengono ordinariamente praticate nei cortili, e spesse volte in vicinanza alla stanza ove si dorme, se pure qualche volta non sono dentro la stessa stanza! In questa pessima abitudine si ha un'altra sorgente di putride esalazioni, colle quali viene inquinato e ammorbato l'ambiente nel quale molte famiglie vivono e respirano. Gli stessi suini poi assai più facilmente contraggono, tenuti in mezzo a tanto sudiciume, parecchie.malattie parassitane. (E questo ancora fin dal corso scolastico 1867-68 aveva nell'Università di Cagliari dimostrato il pred. dott. Antonio Carruccio, supplente in quell'anno il titolare alla cattedra, il fu chiar. e dotto professore Meloni Baiile, già deputato al Parlamento e sindaco benemerito della nostra prima città insulare).
In altri paesi, ad esempio nel Piemonte, si usa una massima pulitezza nell'allevamento dei porci, perocché invece di fosse luride e melmose si pratica un'opportuno selciamento laddove essi sono tenuti; ed affinchè i detti animali non abbiano a soffrire per il calore, che quanto più è eccessivo d'estate tanto più può nuocere ai suini, si usa con continuate aspersioni di acqua rinfrescare quel pavimento, mantenendolo in pari tempo pulito, non già cosparso di ogni immondezza; della quale il pregiudizio vuole sia oltremodo tenero il maiale! Non è forse e spesso maggiore tale tenerezza pel sudiciume nell'uomo, anziché nelle bestie? Certo è che laddove si sanno allevare più convenientemente e più sani questi preziosi animali che sono i suini, si provvede con adatti recipienti ad abbeverarli, come bene si provvede per tutto ciò che può loro servire di nutrimento. Molti intelligenti allevatori italiani, per tacere degl'inglesi che hanno sì meritata reputazione, riescono quindi ad avere i suini più grassi che non si abbiano fra noi, e in pari tempo evitano le pestifere esalazioni e il ributtante spettacolo di quelle luride fosse che noi tuttodì vediamo.
Con un pò di buona volontà, e combattendo i pregiudizii, si finirebbe per persuadere anche i più riottosi, che a far le cose bene, e col rispetto dovuto a madonna pulizia, ci si guadagna sott'ogni rapporto.
Non posso finalmente dispensarmi di richiamare l'attenzione dei benevoli che leggono queste verità, sopra un'altro gravissimo inconveniente; il quale, a dire il vero, mi ha profondamente colpito e che dovea essere molto prima d'oggi represso da chi era in obbligo di reprimerlo.
Intendo parlare dello smercio dei farmaci che da molti in questo paese si esercita a dosi medicinali ! I bettolieri, bottegai e commercianti d'ogni sorta si credono in dritto a Villacidro di vendere delle droghe e sostanze, a dosi, lo ripeto, medicinali; e non contenti dello smercio abusivo del cremor tartaro, del sal canale, del nitrato di potassa, del solfato o del citrato di magnesia, si fanno ben lecito di vendere pubblicamente il chinino, la santonina, e perfino il laudano, senza avere il benché menomo rimorso dell'infrazione che commettono alle leggi generali è alla legge sulla sanità pubblica in particolare; e senza punto preoccuparsi che un tale smercio lede gl'interessi del vero cultore della farmacia. Il quale, dopo aver fatto sacrifici spesso gravi e studiato per conseguire il diploma della sua professione, dopo avere anche fatte nuove spese e non men gravi sacrifici per provvedere la sua farmacia di quanto può occorrere ai bisogni del pubblico, si vede con sommo danno sopraffatto da una immorale concorrenza, la quale avvilisce ed umilia l'uomo dell'arte moralmente e materialmente.
Ma non è soltanto l'interesse compromesso del farmacista che deve preoccuparci, bensì è l'interesse generale, è la salute e la vita del nostro simile che devono richiamare la più seria attenzione delle savie autorità, perocché un'altro pericoloso abuso si può commettere da questi smerciatori di sostanze medicinali, a tutto danno della salute e vita dei cittadini. Chi vorrà senz'altro negare essere infondato il timore che alle predette sostanze medicamentose, che impunemente si smerciano, possano aggiungersi - a scopo di maggior lucro - altre sostanze le quali diminuiscono, neutralizzano o mutano affatto l'azione del farmaco che l'ammalato incautamente compra ed ingoia? Da ciò il niun'effatto che lo stesso ammalato molte volte risente dal farmaco acquistato da persona imperita e profana. Da ciò quella incertezza e irrequietudine in cui, in certi momenti, trovasi il Medico curante, che pur sapendo di aver prescritto al suo ammalato quel farmaco idoneo a combattere la malattia, lo vede con sua sorpresa, mancare della sua azione. L'ammalato ha comprato la medicina da un bettoliere, da un bottegaio qualsiasi! Ma ciò non è tutto. Dissi che alcuni bottegai e sedicenti droghieri hanno osato in questo paese di vendere la santonina, l'ipecacuana, il laudano e perfino il calomelano; queste; ben lo sanno i lettori, sono tutte sostanze che secondo la dose con cui vengono smerciate e amministrate, anziché servire di efficace rimedio, possono produrre un'azione venefica eletale. In breve, i danni e i pericoli che possono incontrarsi collo smercio dei medicinali fatto da persone imperite sono troppo manifesti perche io mi trattenga più oltre a parlarne. Dirò solamente che tale abuso, il quale dovea essere molto prima d'oggi represso, e severamente represso nell'interesse della società e dell'umanità, ed in omaggio alla scienza ed ai suoi veri cultori, dovrebbe colle disposizioni di legge non più verificarsi nè in Villacidro nè altrove.
A mettere argine agli abusi dei sedicenti farmacisti e dei pseudo-figli di Esculapio S. E. il Ministro dell'Interno vi ha già con assennate circolari provveduto, come vi avrà provveduto energicamente, lo dissi già, la nuova Legge Sanitaria (1).
E qui finiscono le misure igieniche che attualmente ho creduto opportuno di esporre e di consigliare. E poiché fra esse sonvene alcune che possono e devono essere eseguite, se vuolsi provvedere al maggior dei beni, ch'è la salute pubblica e privata, potendosi quando meno si crede lamentare in questo paese l'ingrata sorpresa di un morbo epidemico-contagioso, dirò che mentre le opere di bonifica, da me pure consigliate, richiederebbero chi sa ancora quanto tempo onde essere realizzate, cosi esorto e faccio calde istanze a questa Rappresentanza comunale onde faccia adottare in via d'urgenza le misure igieniche che in appresso; _ 1° Far esercitare un' assidua e regolare sorveglianza sullo smercio dei generi alimentari, distruggendo immediatamente quelle sostanze che per le loro anormali ed alterate qualità non sieno confacienti alla salute dei cittadini.
2° Far attentamente sorvegliare il locale ove attualmente si macella il bestiame grosso e minuto, proibendo severamente ai macellai di lasciare insepolti il sangue e il ventrame e gli altri residui del bestiame che si macella; e ciò fino a quando possa aversi un pubblico ammazzatoio o macello comunale, costrutto secondo le dovute norme.
3° Non minore sorveglianza deve essere mantenuta nel rigagnolo Flùminera affinchè non vi vengano gettate, come al solito, immondezze d'ogni sorta.
4° Che venga fermamente proibito di tenere nei. cortili e nelle piazze attigue alle abitazioni deposito di letame, o per lo meno venga adottato il sistema dei fossi, come ho di. sopra indicato, per la conservazione del medesimo, inculcando parimenti che venga rimosso dalle case e trasportato di notte tempo alle terre che voglionsi fertilizzare, e non mai in pieno giorno, come finora si è fatto.
5° Che si proibisca il getto nelle strade, nei luoghi pubblici e di passaggio e dentro il popolato, delle Carogne degli animali morti per qualsiasi malattia, le quali devono essere sepolte o bruciate ad una distanza dal popolato, non minore di cento metri.
6° Che venga inculcato agli amministrati coli' esempio il razionale sistema di allevamento dei porci, e sia proscritto per sempre entro popolato l'agglomeramento del bestiame.
7° Una severa sorveglianza si eserciti sopra i canali di spurgo, affinchè, con ribrezzo e danno dèi passanti, non si veda scorrere per le pubbliche vie acqua inquinata e putrescente.
8" Devesi Impedire con imparziale e giusta severità lo smercio illecito e pericoloso di sostanze e droghe medicinali, onde evitare funesti e disastrosi accidenti.
9° Per la scrupolosa osservanza delle misure sovra menzionate è d'uopo che vengano nominati Agenti Comunali di polizia, sia per sorvegliare attentamente onde le dette misure vengano eseguite, sia per porre in contravvenzione gl'indolenti trasgressori.
Subordinatamente poi richiamo l'attenzione e premurosa sollecitudine di questa rispettabile Amministrazione sopra le altre opere di bonifica e di pubblica utilità da me consigliate, cioè l'alveamento regolare ed opportuno selciamento del rigagnolo Fluminera, e la espropriazione dell'area di cui tenni parola, per essere trasformata ad uso di una pubblica piazzetta convenientemente abbellita e alberata, e la costruzione del pubblico ammazzatoio o macello, nonché del pubblico lavatoio: sono opere tutte di una indiscutibile utilità, anzi di una necessità assoluta per questo paese, e senza le quali la salute pubblica non può non essere soventi compromessa.
Ricordino in particolar modo gli egregi amministratori che il miglioramento dello stato sanitario delle moltitudini, come giustamente pensa un dotto scrittore, deve considerarsi il dovere sociale che sovra ogni altro devesi far prevalere.
Nè mi si dica da taluni che il Comune non potrebbe dare compimento a siffatte opere senza vedere oltremodo peggiorate le proprie finanze. Io risponderò agli economisti troppo teneri dei danari comunali, che non regge l'economia, quando sono bene impiegati. Un popolo sano non è mai povero : la salute dei cittadini formò in ogni tempo, e deve oggi più che per lo passato, essere la legge suprema di tutte le leggi. Salus popoli suprema lex.
Non regge neppure l'idea di economia per un'altra considerazione, avvegnaché si sappia che il Governo, impensierito abbastanza del bisogno di migliorare la pubblica igiene, e oltremodo sgomentato dei diversi morbi infettivi e contagiosi che quasi ogni anno non lasciano di fare la loro micidiale comparsa, ora in un paese, ora in un'altro d'Italia, ha seriamente provveduto con aprire un prestito con un tasso poco rilevante a favore di quei comuni che avessero bisogno di migliorare le loro condizioni igieniche.
Ed è appunto di tale espediente che può benissimo servirsi questo Comune per dare esecuzione alle opere di bonifica da me indicate, senza che perciò possano essere scosse le proprie finanze.
D'altronde una zelante e sapiente amministrazione può essere distolta dal proposito di arrecare un bene ai propri amministrati, dalla critica di alcuni sedicenti tribuni del popolo che, con una opposizione eretta a sistema, spropositano anche nel giudicare mal fatto quanto concerne il miglioramento dell' igiene e della salute pubblica? I novelli Geremia che facilmente piangono sulle rovine della Patria, vorrebbero forse rovinare l'interesse, il bene supremo di essa? Dei paesi accade quel che accade dei privati avari. Invero di che vita vivono coloro i quali siano ricchi, se il loro mal nutrito e peggio governato organismo è infermo ? Noi sappiamo che le provvide amministrazioni, ferme nello adempimento del precipuo e sacro dovere che incombe, di preoccuparsi cioè del miglioramento fisico e morale dei loro amministrati, sanno disprezzare i facili e ingiusti crìtici. Io son d'avviso che quelli che osteggiano e si oppongono ad un migliore avvenire del luogo natìo non comprendono lo scopo della propria esistenza, e bisogna compiangerli dal profondo del cuore.
Do termine a questa mia relazione, ricordando e ripetendo l'aforismo da cui ho preso le. mosse. Consultate l'oracolo della pubblica igiene, figlia e sorella dell' incivilimento, ed affrettate l'epoca in cui in spese di evidente e pubblica utilità possa il danaro de'cittadini impiegarsi; perocché allorquando verranno scrupolosamente eseguite le misure igieniche e le opere di bonifica e di pubblica utilità che, nella mia qualità di medico municipale, ho sentito il bisogno di consigliare a tutela della salute di questi abitanti, confortato dai lumi della scienza e dall'esperienza di 30 anni di pubblico servizio, e inspirato ai bisogni della popolazione, io avrò raggiunto il più nobile ideale.
Agli Amministratori di questo cospicuo Comune, rimarrà intiera la gloria e il merito del bene fatto: di essi, a caratteri d'oro, dovrebbe scriversi il nome nell'album dei veri benefattori

Il Medico Condotto Dott. ANTONIO PlRAS-PINNA

N.B. Se mi gode l'animo di dichiarare che questa onorevole Rappresentanza Comunale in base alla mia relazione ha già deliberato ed attualmente concesso in appalto le opere di bonifica e di pubblica utilità da me consigliate, mi duole che finora non abbia scrupolosamente fatto osservare le altre misure igieniche indicate nella medesima relazione.

 

 

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I personaggi
Il caso Todde


(1) Scrissi < vi avrà > perché quando io riferivo intorno a siffatti abusi non era stata ancora pubblicata essa, nuova Legge per la tutela dell'igiene e Sanità pubblica. Oggi invece la Legge, colla firma del Sovrano, è entrata in vigore e dovrebbe in tutti i Comuni esser ben conosciuta e rispettata. Limitandoci al fatto deplorato, ecco che cosa dispone l'articolo 27 della proficua Legge : ART. 27. La vendita ed il commercio di medicinali a dose ed in forma di medicamento non sono permessi che ai farmacisti.
< I contravventori a questa disposizione saranno puniti eolla pena pecuniaria non minore di L. 200. In caso di recidiva si aggiungerà la sospensione dell'esercizio.
> Altre severe ma giuste disposizioni trovansi nella Legge e nel Regolamento relativo approvato con R. Decreto in data 9 ottobre 1889.

 
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