Appunti per una storia della sanità a Villacidro

La Sanità

Da: Villacidro un Paese di Montagna Sulle Malattie dominanti a Villacidro nel 1888
Resoconto Statistico Sanitario 1886-1892 Da: Villacidro 1901

Resoconto Statistico Sanitario

DEL COMUNE
DI
VILLACIDRO
DALL’AGOSTO 1886 AL1892
PER IL

Medico Chirurgo Cav. ANTONIO PIRAS_PINNA
Ufficiale Sanitario Comunale

CONSUETUDINI, ABITUDINI, PREGIUDIZI

In questo capitolo dovrò alquanto dilungarmi, e domandare venia ai Villacidresi ove non piacesse la mia franchezza.

E dirò in primo luogo come in Villacidro appena si sa che presso una famiglia ammala un individuo e si avvisa (se lo si avvisa…), il sanitario per le dovute cure, si osserva un continuo andare e venire di parenti e conoscenti, di amici, vicini e lontani, non senza uno stuolo di donnicciole che attorniano il povero ammalato, talmente da metterlo in imbarazzo. Ognuno si crede in diritto di dare il suo illuminato giudizio diagnostico. Moltissime volte accade che l’ammalato o la famiglia siano dissuasi di ricorrere ai soccorsi dell’arte perché gli amici, i compari e le comari che lo attorniano si fanno lecito ordinare ed anche amministrare rimedi che il povero ammalato ingoia con pregiudizio della propria salute e vita. …

Un tempo prezioso intanto trascorre…. Avviene che progredendo il male, e dopo essere riusciti infruttuosi i rimedi empirici somministrati da quelli intrusi o presuntuosi, da donnicciole stupide che spropositano, ma che pur son credute medichesse, avviene, dico che si avvisi il medico. La malattia però poté progredire in quei giorni in cui l’infermo e la famiglia rimasero sotto il potere dei pseudo-medici o pseudo-medichesse. Ed è in tale momento, cioè quando lo stadio più pericolo del male è sopraggiunto per l’altrui credulità, è allora che l’onesto medico deve fare, nuovo Dio, quei miracoli che a lui non ispetta fare. In breve, dal medico chiamato quando ha fatto comodo non quando si doveva, si pretende quanto non è possibile. Che dire di colui che dopo di aver lasciato andare l’edificio o l’abitazione sua, per mera trascuratezza o per ignoranza, in totale sfacelo, pretendesse all’ultimo momento che l’ingegnere, proprio allora soltanto chiamato, gliela tenesse in piedi? Quante vittime nei comuni rurali sarebbero annualmente risparmiate , se il sarto facesse il sarto, il fabbro attendesse al suo mestiere, le cucitrici, comari e altre donne alle loro funzioni casalinghe, e così via! Voglio dire che la smania e pretesa di saper fare il medico o il chirurgo senza alcun diritto, è oltremodo comune fra noi, e altrettanto perniciosa. Di esercitare le funzioni di avvocato, di notaio, d’ingegnere, ecc. non si osa, od assai meno che si esercitino quelle del sanitario; quasi che gli studi e i sagrifici d’ogni sorta che occorrono per acquistare il diritto legale per quest’ultima professione, siano inferiori al diritto dei predetti professionisti.

Né basta: avvenuta che sia la morte di persona che per giorni e giorni fu in balia dei mestieranti, che però voltarono le spalle quando il male si rese disperato, ecco affaccendarsi, un correre febbrile per visitare il cadavere! Perché tanto concorso di gente? Non si creda punto che i più si affrettino per piangere l’avvenuta sciagura, o per confortare la famiglia a sottostare con rassegnazione al duro fato che l’ha colpita, ma sibbene per raccontare delle storielle, per tagliare i panni al povero medico che non ha saputo – non dicono già non ha potuto – salvare la vita all’ammalato! Quelli indiscreti sono anche spinti dalla curiosità di osservare se il cadavere è ben composto nella bara, e se i parenti ne piangono la perdita!

Tale consuetudine è assai pericolosa ed è molte volte riuscita perniciosa ai visitatori imprudenti e curiosi, i quali vennero – in circostanze di malattia contagiosa – colpiti a loro volta dalla stessa malattia per la quale dovette soccombere l’ammalato.

Contro questa pessima consuetudine ho più volte parlato e protestato, ora con modi amichevoli e cortesi, ora con espressioni aspre e dure, ma finora parlai e protestai al deserto. Fortunatamente che la legge sanitaria attuale ha provveduto contro l’intervento indebito di questi curiosi, in epoche di morbi contagiosi ed epidemici.

Ho pure osservato altra abitudine che dovrebbe essere da molto tempo proscritta, ed è l’uso del salasso; il quale da molti si è voluto e si vuole quale una panacea universale per la cura di tutti i morbi, anche di quelli in cui riesce oltremodo dannoso. Per farsi un salasso, come non sangue ma acqua tolgasi dall’organismo già indebolito, occorre il giudizio competente del medico. Ognuno prescrive tale operazione come se nulla fosse, e senza por mente alle conseguenze, spesso fatali, sull’ulteriore decorso del disturbo da cui si è colpiti.

L’abuso dei salassi fra noi – né intendo parlare ora della sola Villacidro – è gravissimo malanno, più esiziale di quanti molti non credano. Non ancora fu posto freno a quei barbieri o sedicenti flebotomi, che sono i vampiri più pericolosi in seno alle popolazioni. Io non devo esaminare se per lo passato, la perdita del prezioso umore sanguigno, senza il quale l’organismo non vive, fosse più tollerato che al presente; non devo cioè né posso dimostrare se gli antichi fossero più robusti, e tollerassero meglio il salasso o i salassi che non tollerano oggi gli attuali cittadini, le cui costituzioni si crede siano molto più deboli di quelle dei loro progenitori.

L’odierno mio compito è questo solo: dichiarare con pieno convincimento e con sicura coscienza, che il salasso non deve essere eseguito senza la prescrizione medica., che il salasso è un’operazione chirurgica non indifferente, per la quale si fa minore la resistenza organica. E’ grave errore togliere, quasi sempre inopportunamente, per influenza cioè di pregiudizi o di pessimi consiglieri, togliere, dico, l’elemento essenziale e più vitale dell’organismo animale.

Ho fatto soventi e farò sentire la mia voce presso quelle famiglie che hanno una dose di criterio per apprezzare, ed una mente per ragionare, e mo compiaccio di averne riportato qualche frutto, avendo esse dismesso di ricorrere alle frequenti e dannose emissioni di sangue come erano malamente abituate per lo passato.

Non ho inteso e non intendo di essere assoluto oppositore del salasso nel senso di coloro, e sono oggi molti, che lo vorrebbero affatto bandito dalla terapia; bensì ho ritenuto e ritengo sempre che il salasso può essere un rimedio salutare quando è indicato da gravi e speciali contingenze morbose, principalmente quando dal medico sia ben constatato lo stato iperemico, di afflusso cioè anormale di sangue al cuore, ai polmoni,al cervello ecc………….

Mi occorre parlare di un’altra abitudine non meno riprovevole ,ormai naturalizzata presso molte famiglie di questo paese, e massime in alcune che per le loro condizioni sociali e per ragioni economiche dovrebbero essere più temperanti. Devo cioè ancora insistere non solo sull’uso smodato del vino, ma su quello non meno esagerato dei liquori e del caffè.

Molte famiglie, non badando alle ristrettezze delle loro finanze non sanno e non vogliono far a meno di usare e in non poca quantità e giornalmente il caffè, ne mangiare senza bere a sazietà del vino.

La tendenza poi alle frequenti libagioni a Bacco si è stesa anche a non poche donne e madri di famiglia, che si vedono alle volte sfidare i mariti, tracannando colmi bicchieri di vino,come si fanno pur lecito di amministrarne senza misura ai figli neonati !

Sono lontano dal credere che non siano ottime bevande il vino, i liquori ed il caffè. Esse, usate parcamente, risvegliano l’appetito,favoriscono la digestione ed eccitano le funzioni tutte del nostro organismo; ma deploro che per quelle bevande molti lascino insoddisfatti altri imperiosi bisogni. Deploro poi soprattutto l’abuso che si fa del vino, per le conseguenze funeste che arreca alla salute. Diverse eruzioni cutanee si osservano nei genitori, alcuni aborti che certe madri lamentano, diversi casi di epilessia ed altri mal nervosi, i catarri gastrici e intestinali che si deplorano nell’età infantile, per citare solo pochi esempi, credesi forse non siano in massima parte derivati dall’uso smodato del vino?

Come per altri guai, così ancora per questi pensino le persone savie ed autorevoli di unirsi al medico che sinceramente si adopera onde si raffrenino o si moderino quanto è necessario le famiglie o gl’individui su cui possiamo esercitare la nostra influenza morale, la quale in fin dei conti è un apostolato de’ più nobili e proficui presso i propri concittadini.

Prima di ultimare questo capitolo non posso dispensarmi di fare alcuni rilievi contro parecchi pregiudizi che, a dispetto dell’odierna civiltà, ancora qui regnano quasi dispoticamente. Ciò dimostro coi fatti.

Capita che un povero credenzone venga improvvisamente colpito da ua reumalgia per essersi esposto all’azione brusca del freddo o dell’umidità, ed eccovi la così detta maliarda che si adopera onde persuaderlo che quella malattia non è del dominio dell’arte medica, ma è l’effetto della malefica influenza di una strega………Quindi non bisogna ricorrere al medico, se vuolsi la guarigione.

Una madre è colpita da una grave metrorragia che la mette in pericolo di vita. Vi pare che debbiasi chiamare il medico? No, davvero. Quest’altra malattia non è neppure del dominio dell’arte medica, anzi non deve essere palesata al medico per delicatezza e per pudore! Bisogna adunque prontamente rivolgersi alla virtù dell’amuleto che possiede la comare tale, all’abitino sacro che posseduto da tale altra comare, il quale ha la potenza di reprimere qualunque metrorragia !

Vede un’altra povera madre giunto agli estremi di vita il suo caro bambino, o sotto l’accesso di una febbre perniciosa, o per grave accesso di eclampsia dietro una difficile dentizione, o per perturbamento indotto da verminazione ecc.? Deve forse quella madre consultare per primo il medico sullo stato grave del figlio? Ma no, deve chiamare una comare fattucchiera vicina, o lontana, per fargli gli esorcismi de s’ogu liau.!

Capita un disgraziato epiletico che, come quasi sempre avviene, non possa trovare un rimedio al pessimo morbo che l’opprime? Si ha almeno ora a chiamare il medico? Ma no, non è il sanitario che, coi lumi della scienza e dell’arte, possa lenire le sofferenze, ritardarne e mitigarne gli eccessi, bensì è il compare che provvederà un pezzo di osso di cadavere umano, un pezzo di cuore di uomo morto a malefizio…..Tutti questi rimedi a chiunque rifletta con senno farebbero ribrezzo, ma uno di questi rimedi appunto, verrà somministrato all’infelice ammalato in apposito manicaretto! Chi oserà dubitare che il grave ostinato morbo non sia per cessare?

Quali conseguenze di sì gravi pregiudizi, non combattuti tenacemente da chi ne ha l’obbligo morale? La reumatologia, la metrorragia, la infermità che assale quella tenera creatura, spesso unica, la epilessia e così via dicendo, rinnovandosi gli attacchi, porteranno alla tomba l’uomo robusto, il caro figlioletto, la madre onesta ma troppo credula, non ostante gli amuleti, i pezzi d’osso o di cuore umano, e l’alto sapere della stupida strega!

E’ proprio doloroso che nei tempi in cui viviamo si abbiano ancora a lamentare nei nostri comuni rurali simili superstizioni e pregiudizi, che, lo ripeto, si lasciano dominare senza la repressione voluta dalle leggi.

Devo ancora aggiungere che purtroppo una metà dei morbi i quali si verificano durante l’anno, vien constatato che decorrono e si aggravano senz’alcuna assistenza medica, vuoi perché non si ha fiducia nella scienza, vuoi perché si accampa il pretesto che non si hanno i mezzi per retribuire l’opera del sanitario, né per acquistare i farmaci necessari.

Ma per l’opposto questi mezzi si trovano per i pomposi funerali, che fanno a pugni colla miseria già prima lamentata. Forse un terzo od una metà di questa spesa fatta in onore del morto, avrebbe salvato quel genitore, o quel figlio che rappresentavano un capitale!

E a proposito della noncuranza e dell’indifferentismo che regna sovrano nei comuni rurali, non escluso Villacidro, per tutto ciò che riguarda la conservazione della salute e la vita dei cittadini, io ritengo che pesi una grave responsabilità sopra l’autorità e sopra le persone colte ed influenti, sovra i sacerdoti, che pochissimo cooperano, ognuno nella sua sfera d’azione, a togliere pazientemente ma con perseveranza le popolazioni dalla crassa ignoranza in cui vivono. Si dice, speriamo nelle nuove generazioni, ma intintosi deve coll’attuale stare neghittosi?

Energia ed attività si adoperano per mettere in moto l’autorità giudiziaria, l’arma benemerita e tutta la forza pubblica per scoprire e procedere contro un povero disgraziato che, stimolato dal freddo, ruba un manipolo di legna per riscaldare le sue intirizzite membra. Ci si affretta per denunciare quell’atto non grave che in un momento di eccitazione di animo o di orgasmo non spontaneo ha, contro di noi commesso magari un amico, e ci affrettiamo pure a reagire contro una parola non dirò ingiuriosa, ma soltanto poco corretta. Ci arrovelliamo senza misura per procedere contro quell’altro infelice che pressato dalla fame, ci ruba una frutta, o gli si tira una fucilata, com’è accaduto testè più volte, non in Sardegna; ma non ci preoccupiamo che molti muoiono senza assistenza medica e privi di ogni soccorso. S’ignora forse che molti deliberatamente non osservano le misure igieniche che il sanitario locale inculca per impedire la diffusione di una malattia contagiosa nel paese? Perché tanto manifesto indifferentismo? Forse la salute e la vita dei cittadini hanno minor valore di una parola esaltata che in certi momenti ci può essere rivolta? Forse vale più quel manipolo di legna o quel frutto che ci può essere rubato? Tutto questo fa dire il buon senso, ad altri le applicazioni. Una deve intanto farne il medico che osserva,ed è che la società è anche moralmente inferma, e spesso mal governata.

SERVIZIO MEDICO, FARMACEUTICO ED OSTETRICO.

Sul servizio medico per la cura degli indigenti e per tutte le incombenze inerenti alla condotta sanitaria, non che per le attribuzioni di ufficiale sanitario che durante il sessenni sono state affidate all’opera mia, come pure per l’assistenza prestata a moltissime famiglie che hanno in me riposto la loro fiducia, nulla o poco dovrei dire, all’infuori di quanto si potrà apprendere da questo lavoro e da altri lavori che furono sottoposti al giudizio del pubblico per organo della stampa. Credo però siami concesso di affermare modestamente che in me non venne mai meno la volontà onde sollevare, quando dalle mie forze consentito, la sofferente umanità, sia adempiendo con affettala non facile mia missione direttamente cogl’infermi; sia consigliando l’autorità giudiziaria locale quei mezzi proficui, prescritti dall’igiene per la tutela della pubblica salute. Credo di aver posto ogni avvertenza nel chiedere cose giuste ed utili, quando cioè di più pratico mi veniva suggerito da un’esperienza di oltre 30 anni di clinico servizio. Ebbi quindi presente che il meglio è il nemico del bene. Potrei suggerire con Dante:

“ Studio di ben far grazia rinverdì “.

Il servizio farmaceutico, per lo passato, era disimpegnato da un solo farmacista che, avendo scelto questo paese come una seconda patria, vi si trovava esercitando da circa 59 anni.

Ultimamente poi provvedeva all’esercizio di un’altra farmacia un distinto giovan, pieno di buona volontà, al corrente dei progressi fatti dalla scienza. Egli, in seguito alla morte del primo, esercita ora da solo nel paese. La sua farmacia è decorosamente arredata e provveduta per tutte le esigenze che può richiedere la pubblica salute; parmi adunque che non si potrebbe di meglio desiderare per quanto concerne questo ramo di pubblico servizio.

Il servizio ostetrico nei tempi andati era affidato alle solite levatrici di nome, dalle quali sono quasi sempre serviti i nostri Comuni rurali; ma ultimamente era disimpegnato da un’Ostetrica patentata, oculata e intelligente, e della quale il Comune ha dovuto deplorare la perdita per suo volontario trasferimento a Cagliari. Veniva rimpiazzata da un’altra Ostetrica del pari patentata, giovane anche questa, intelligente e laboriosa, ma che non può naturalmente aver l’esperienza che aveva la prima. Ad ogni modo, e per debito di giustizia devo dire che il servizio ostetrico viene disimpegnato regolarmente anche da quest’ultima levatrice.

IGIENE DELLE SCUOLE

Il casamento scolastico è uno dei più belli che esistano nei Comuni Rurali dell’Isola. La sua solida costruzione, la topografica posizione, la capacità sufficiente abbastanza per ricevere una numerosa scolaresca delle Classi elementari superiori ed inferiori, maschili e femminili, la vastità delle camere destinate all’insegnamento, l’arieggiamento, la luce che penetra dalle ampie finestre, tutto contribuisce a rendere igienico questo pubblico edificio.

Pare a fronte di tutto ciò, anche in questa Scuola come in altre cittadine o rurali, si possano sviluppare o importare facilmente negli infanti infezioni diverse, non di rado malattie cutanee, ed anche parassitarie. Quindi si ha obbligo anche quando siano buone le condizioni materiali dell’edificio scolastico, d’invigilare la salute di tanti piccoli figliuoli. Frequentissimi sono infatti, massime nella primavera, gli eczemi, gli erpeti, le pfiriasi, le eruzioni papulose, le punteggiature ecchimotiche prodotte da animaletti pungenti ed irritanti che assalgono la superficie del corpo, o anche vi si annidano. Nei fanciulli si osservano vespai, non sono infrequenti la scabbia o rogna, la tigna anche quella denominata tonsurante. Tali affezioni sono favorite dalla pochissima nettezza in cui certi genitori tengono il corpo dei loro figli; e coò ch’è peggio e la facile trasmissione di parecchie delle indicate affezioni dagli infermi ai sani. Talune di queste malattie parassitarie possono essere comunicate da animali domestici (cani, gatti ecc.) coi quali si sa che i fanciulli si trattengono e scerzano volentieri. Di questi fatti sappiamo che il prof. Carruccio ne ha raccolto non pochi, e li espose ed espone annualmente con nuove aggiunte e commenti ai suoi numerosi allievi nell’Università della Capitale.

Non credo sia qui mio compito di tracciare il metodo di cura che la scienza consiglia per ciascuna di dette malattie; dirò solamente che la miglior cura sarebbe la preventiva, consistente nell’isolamento degli infermi dai sani, la nettezza del corpo ed una conveniente disinfezione degli ambienti, degli abiti ecc.

Dirò pure che le anzidette malattie e infettive e parassitarie mostrano una predilezione per l’età infantile; peperò non sarà mai abbastanza raccomandata una rigorosa sorveglianza nelle pubbliche scuole, in cui giornalmente si ha un agglomeramento di fanciulli: basta uno colto dal morbo trasmissibile perché la scuola possa diventare un centro d’infezione. Questa verità ormai dovrebbe da tutti tenersi presente: prinipiis obsta.

Saviamente s’inculca dai migliori igienisti e dalle autorità che molto stimano il buon andamento delle pubbliche scuole, di non ammettere in queste alunni i quali non siano stati prima rigorosamente visitati da persona tecnica che li dichiari immuni da qualsiasi morbo trasmissibile, sia parassitario o no. Nessuno in quei paesi si offende di questa imparziale misura, perché così sono tutte le famiglie garantite. Siffatto intento, che è della massima importanza igienica, si può facilmente raggiungere, visitando le scuole colla maggior possibile frequenza.

I consigli e le misure che come ufficiale sanitario del Comune ho inculcato e inculcherò per l’igiene di questa scuola, sono persuaso che avranno l’aggradimento di questa autorità locale, sollecita di buoni provvedimenti, e l’appoggio di chi con intelletto d’amore e con lodevole zelo disimpegna in questo capo luogo di mandamento l’ufficio di delegato scolastico.

________________
Antonio Piras Pinna, medico igienista, dopo aver fatto per più di trent’anni il medico condotto nel Sulcis, si stabilì a Villacidro nel 1886, anno nel quale si manifestò un’ epidemia di vaiolo. Autore anche di “Malattie dominanti a Villacidro nel 1888 e misure igieniche che si dovrebbero adottare nell’interesse della salute pubblica, Roma – Mariani , estratto dalla rivista di scienze biologiche “Spallanzani” diretta da Antonio Carruccio


 

Notizie sulla Sanità in
Sardegna

Appunti per una storia
della sanità a Villacidro
La Sanità
Brevi note sul
servizio farmaceutico

I personaggi
Il caso Todde

 
Farmamuseo.it -- Via Roma, 17 - 09039 VILLACIDRO (CA) - tel. 070/932017 - fax 070/9310149 --