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Appunti per una storia della sanità a
Villacidro
La Sanità
Resoconto Statistico Sanitario
DEL COMUNE
DI
VILLACIDRO
DALL’AGOSTO 1886 AL1892
PER IL
Medico Chirurgo Cav. ANTONIO PIRAS_PINNA
Ufficiale Sanitario Comunale
CONSUETUDINI, ABITUDINI, PREGIUDIZI
In questo capitolo dovrò alquanto dilungarmi, e domandare venia
ai Villacidresi ove non piacesse la mia franchezza.
E dirò in primo luogo come in Villacidro appena si sa che presso
una famiglia ammala un individuo e si avvisa (se lo si avvisa…),
il sanitario per le dovute cure, si osserva un continuo andare e venire
di parenti e conoscenti, di amici, vicini e lontani, non senza uno stuolo
di donnicciole che attorniano il povero ammalato, talmente da metterlo
in imbarazzo. Ognuno si crede in diritto di dare il suo illuminato giudizio
diagnostico. Moltissime volte accade che l’ammalato o la famiglia
siano dissuasi di ricorrere ai soccorsi dell’arte perché gli
amici, i compari e le comari che lo attorniano si fanno lecito ordinare
ed anche amministrare rimedi che il povero ammalato ingoia con pregiudizio
della propria salute e vita. …
Un tempo prezioso intanto trascorre…. Avviene che progredendo
il male, e dopo essere riusciti infruttuosi i rimedi empirici somministrati
da quelli intrusi o presuntuosi, da donnicciole stupide che spropositano,
ma che pur son credute medichesse, avviene, dico che si avvisi il medico.
La malattia però poté progredire in quei giorni in cui
l’infermo e la famiglia rimasero sotto il potere dei pseudo-medici
o pseudo-medichesse. Ed è in tale momento, cioè quando
lo stadio più pericolo del male è sopraggiunto per l’altrui
credulità, è allora che l’onesto medico deve fare,
nuovo Dio, quei miracoli che a lui non ispetta fare. In breve, dal medico
chiamato quando ha fatto comodo non quando si doveva, si pretende quanto
non è possibile. Che dire di colui che dopo di aver lasciato andare
l’edificio o l’abitazione sua, per mera trascuratezza o per
ignoranza, in totale sfacelo, pretendesse all’ultimo momento che
l’ingegnere, proprio allora soltanto chiamato, gliela tenesse in
piedi? Quante vittime nei comuni rurali sarebbero annualmente risparmiate
, se il sarto facesse il sarto, il fabbro attendesse al suo mestiere,
le cucitrici, comari e altre donne alle loro funzioni casalinghe, e così via!
Voglio dire che la smania e pretesa di saper fare il medico o il chirurgo
senza alcun diritto, è oltremodo comune fra noi, e altrettanto
perniciosa. Di esercitare le funzioni di avvocato, di notaio, d’ingegnere,
ecc. non si osa, od assai meno che si esercitino quelle del sanitario;
quasi che gli studi e i sagrifici d’ogni sorta che occorrono per
acquistare il diritto legale per quest’ultima professione, siano
inferiori al diritto dei predetti professionisti.
Né basta: avvenuta che sia la morte di persona che per giorni
e giorni fu in balia dei mestieranti, che però voltarono le spalle
quando il male si rese disperato, ecco affaccendarsi, un correre febbrile
per visitare il cadavere! Perché tanto concorso di gente? Non
si creda punto che i più si affrettino per piangere l’avvenuta
sciagura, o per confortare la famiglia a sottostare con rassegnazione
al duro fato che l’ha colpita, ma sibbene per raccontare delle
storielle, per tagliare i panni al povero medico che non ha saputo – non
dicono già non ha potuto – salvare la vita all’ammalato!
Quelli indiscreti sono anche spinti dalla curiosità di osservare
se il cadavere è ben composto nella bara, e se i parenti ne piangono
la perdita!
Tale consuetudine è assai pericolosa ed è molte volte
riuscita perniciosa ai visitatori imprudenti e curiosi, i quali vennero – in
circostanze di malattia contagiosa – colpiti a loro volta dalla
stessa malattia per la quale dovette soccombere l’ammalato.
Contro questa pessima consuetudine ho più volte parlato e protestato,
ora con modi amichevoli e cortesi, ora con espressioni aspre e dure,
ma finora parlai e protestai al deserto. Fortunatamente che la legge
sanitaria attuale ha provveduto contro l’intervento indebito di
questi curiosi, in epoche di morbi contagiosi ed epidemici.
Ho pure osservato altra abitudine che dovrebbe essere da molto tempo
proscritta, ed è l’uso del salasso; il quale da molti si è voluto
e si vuole quale una panacea universale per la cura di tutti i morbi,
anche di quelli in cui riesce oltremodo dannoso. Per farsi un salasso,
come non sangue ma acqua tolgasi dall’organismo già indebolito,
occorre il giudizio competente del medico. Ognuno prescrive tale operazione
come se nulla fosse, e senza por mente alle conseguenze, spesso fatali,
sull’ulteriore decorso del disturbo da cui si è colpiti.
L’abuso dei salassi fra noi – né intendo parlare
ora della sola Villacidro – è gravissimo malanno, più esiziale
di quanti molti non credano. Non ancora fu posto freno a quei barbieri
o sedicenti flebotomi, che sono i vampiri più pericolosi in seno
alle popolazioni. Io non devo esaminare se per lo passato, la perdita
del prezioso umore sanguigno, senza il quale l’organismo non vive,
fosse più tollerato che al presente; non devo cioè né posso
dimostrare se gli antichi fossero più robusti, e tollerassero
meglio il salasso o i salassi che non tollerano oggi gli attuali cittadini,
le cui costituzioni si crede siano molto più deboli di quelle
dei loro progenitori.
L’odierno mio compito è questo solo: dichiarare con pieno
convincimento e con sicura coscienza, che il salasso non deve essere
eseguito senza la prescrizione medica., che il salasso è un’operazione
chirurgica non indifferente, per la quale si fa minore la resistenza
organica. E’ grave errore togliere, quasi sempre inopportunamente,
per influenza cioè di pregiudizi o di pessimi consiglieri, togliere,
dico, l’elemento essenziale e più vitale dell’organismo
animale.
Ho fatto soventi e farò sentire la mia voce presso quelle famiglie
che hanno una dose di criterio per apprezzare, ed una mente per ragionare,
e mo compiaccio di averne riportato qualche frutto, avendo esse dismesso
di ricorrere alle frequenti e dannose emissioni di sangue come erano
malamente abituate per lo passato.
Non ho inteso e non intendo di essere assoluto oppositore del salasso
nel senso di coloro, e sono oggi molti, che lo vorrebbero affatto bandito
dalla terapia; bensì ho ritenuto e ritengo sempre che il salasso
può essere un rimedio salutare quando è indicato da gravi
e speciali contingenze morbose, principalmente quando dal medico sia
ben constatato lo stato iperemico, di afflusso cioè anormale di
sangue al cuore, ai polmoni,al cervello ecc………….
Mi occorre parlare di un’altra abitudine non meno riprovevole
,ormai naturalizzata presso molte famiglie di questo paese, e massime
in alcune che per le loro condizioni sociali e per ragioni economiche
dovrebbero essere più temperanti. Devo cioè ancora insistere
non solo sull’uso smodato del vino, ma su quello non meno esagerato
dei liquori e del caffè.
Molte famiglie, non badando alle ristrettezze delle loro finanze non
sanno e non vogliono far a meno di usare e in non poca quantità e
giornalmente il caffè, ne mangiare senza bere a sazietà del
vino.
La tendenza poi alle frequenti libagioni a Bacco si è stesa anche
a non poche donne e madri di famiglia, che si vedono alle volte sfidare
i mariti, tracannando colmi bicchieri di vino,come si fanno pur lecito
di amministrarne senza misura ai figli neonati !
Sono lontano dal credere che non siano ottime bevande il vino, i liquori
ed il caffè. Esse, usate parcamente, risvegliano l’appetito,favoriscono
la digestione ed eccitano le funzioni tutte del nostro organismo; ma
deploro che per quelle bevande molti lascino insoddisfatti altri imperiosi
bisogni. Deploro poi soprattutto l’abuso che si fa del vino, per
le conseguenze funeste che arreca alla salute. Diverse eruzioni cutanee
si osservano nei genitori, alcuni aborti che certe madri lamentano, diversi
casi di epilessia ed altri mal nervosi, i catarri gastrici e intestinali
che si deplorano nell’età infantile, per citare solo pochi
esempi, credesi forse non siano in massima parte derivati dall’uso
smodato del vino?
Come per altri guai, così ancora per questi pensino le persone
savie ed autorevoli di unirsi al medico che sinceramente si adopera onde
si raffrenino o si moderino quanto è necessario le famiglie o
gl’individui su cui possiamo esercitare la nostra influenza morale,
la quale in fin dei conti è un apostolato de’ più nobili
e proficui presso i propri concittadini.
Prima di ultimare questo capitolo non posso dispensarmi di fare alcuni
rilievi contro parecchi pregiudizi che, a dispetto dell’odierna
civiltà, ancora qui regnano quasi dispoticamente. Ciò dimostro
coi fatti.
Capita che un povero credenzone venga improvvisamente colpito da ua
reumalgia per essersi esposto all’azione brusca del freddo o dell’umidità,
ed eccovi la così detta maliarda che si adopera onde persuaderlo
che quella malattia non è del dominio dell’arte medica,
ma è l’effetto della malefica influenza di una strega………Quindi
non bisogna ricorrere al medico, se vuolsi la guarigione.
Una madre è colpita da una grave metrorragia che la mette in
pericolo di vita. Vi pare che debbiasi chiamare il medico? No, davvero.
Quest’altra malattia non è neppure del dominio dell’arte
medica, anzi non deve essere palesata al medico per delicatezza e per
pudore! Bisogna adunque prontamente rivolgersi alla virtù dell’amuleto
che possiede la comare tale, all’abitino sacro che posseduto da
tale altra comare, il quale ha la potenza di reprimere qualunque metrorragia
!
Vede un’altra povera madre giunto agli estremi di vita il suo
caro bambino, o sotto l’accesso di una febbre perniciosa, o per
grave accesso di eclampsia dietro una difficile dentizione, o per perturbamento
indotto da verminazione ecc.? Deve forse quella madre consultare per
primo il medico sullo stato grave del figlio? Ma no, deve chiamare una
comare fattucchiera vicina, o lontana, per fargli gli esorcismi de s’ogu
liau.!
Capita un disgraziato epiletico che, come quasi sempre avviene, non
possa trovare un rimedio al pessimo morbo che l’opprime? Si ha
almeno ora a chiamare il medico? Ma no, non è il sanitario che,
coi lumi della scienza e dell’arte, possa lenire le sofferenze,
ritardarne e mitigarne gli eccessi, bensì è il compare
che provvederà un pezzo di osso di cadavere umano, un pezzo di
cuore di uomo morto a malefizio…..Tutti questi rimedi a chiunque
rifletta con senno farebbero ribrezzo, ma uno di questi rimedi appunto,
verrà somministrato all’infelice ammalato in apposito manicaretto!
Chi oserà dubitare che il grave ostinato morbo non sia per cessare?
Quali conseguenze di sì gravi pregiudizi, non combattuti tenacemente
da chi ne ha l’obbligo morale? La reumatologia, la metrorragia,
la infermità che assale quella tenera creatura, spesso unica,
la epilessia e così via dicendo, rinnovandosi gli attacchi, porteranno
alla tomba l’uomo robusto, il caro figlioletto, la madre onesta
ma troppo credula, non ostante gli amuleti, i pezzi d’osso o di
cuore umano, e l’alto sapere della stupida strega!
E’ proprio doloroso che nei tempi in cui viviamo si abbiano ancora
a lamentare nei nostri comuni rurali simili superstizioni e pregiudizi,
che, lo ripeto, si lasciano dominare senza la repressione voluta dalle
leggi.
Devo ancora aggiungere che purtroppo una metà dei morbi i quali
si verificano durante l’anno, vien constatato che decorrono e si
aggravano senz’alcuna assistenza medica, vuoi perché non
si ha fiducia nella scienza, vuoi perché si accampa il pretesto
che non si hanno i mezzi per retribuire l’opera del sanitario,
né per acquistare i farmaci necessari.
Ma per l’opposto questi mezzi si trovano per i pomposi funerali,
che fanno a pugni colla miseria già prima lamentata. Forse un
terzo od una metà di questa spesa fatta in onore del morto, avrebbe
salvato quel genitore, o quel figlio che rappresentavano un capitale!
E a proposito della noncuranza e dell’indifferentismo che regna
sovrano nei comuni rurali, non escluso Villacidro, per tutto ciò che
riguarda la conservazione della salute e la vita dei cittadini, io ritengo
che pesi una grave responsabilità sopra l’autorità e
sopra le persone colte ed influenti, sovra i sacerdoti, che pochissimo
cooperano, ognuno nella sua sfera d’azione, a togliere pazientemente
ma con perseveranza le popolazioni dalla crassa ignoranza in cui vivono.
Si dice, speriamo nelle nuove generazioni, ma intintosi deve coll’attuale
stare neghittosi?
Energia ed attività si adoperano per mettere in moto l’autorità giudiziaria,
l’arma benemerita e tutta la forza pubblica per scoprire e procedere
contro un povero disgraziato che, stimolato dal freddo, ruba un manipolo
di legna per riscaldare le sue intirizzite membra. Ci si affretta per
denunciare quell’atto non grave che in un momento di eccitazione
di animo o di orgasmo non spontaneo ha, contro di noi commesso magari
un amico, e ci affrettiamo pure a reagire contro una parola non dirò ingiuriosa,
ma soltanto poco corretta. Ci arrovelliamo senza misura per procedere
contro quell’altro infelice che pressato dalla fame, ci ruba una
frutta, o gli si tira una fucilata, com’è accaduto testè più volte,
non in Sardegna; ma non ci preoccupiamo che molti muoiono senza assistenza
medica e privi di ogni soccorso. S’ignora forse che molti deliberatamente
non osservano le misure igieniche che il sanitario locale inculca per
impedire la diffusione di una malattia contagiosa nel paese? Perché tanto
manifesto indifferentismo? Forse la salute e la vita dei cittadini hanno
minor valore di una parola esaltata che in certi momenti ci può essere
rivolta? Forse vale più quel manipolo di legna o quel frutto che
ci può essere rubato? Tutto questo fa dire il buon senso, ad altri
le applicazioni. Una deve intanto farne il medico che osserva,ed è che
la società è anche moralmente inferma, e spesso mal governata.
SERVIZIO MEDICO, FARMACEUTICO ED OSTETRICO.
Sul servizio medico per la cura degli indigenti e per tutte le incombenze
inerenti alla condotta sanitaria, non che per le attribuzioni di ufficiale
sanitario che durante il sessenni sono state affidate all’opera
mia, come pure per l’assistenza prestata a moltissime famiglie
che hanno in me riposto la loro fiducia, nulla o poco dovrei dire, all’infuori
di quanto si potrà apprendere da questo lavoro e da altri lavori
che furono sottoposti al giudizio del pubblico per organo della stampa.
Credo però siami concesso di affermare modestamente che in me
non venne mai meno la volontà onde sollevare, quando dalle mie
forze consentito, la sofferente umanità, sia adempiendo con affettala
non facile mia missione direttamente cogl’infermi; sia consigliando
l’autorità giudiziaria locale quei mezzi proficui, prescritti
dall’igiene per la tutela della pubblica salute. Credo di aver
posto ogni avvertenza nel chiedere cose giuste ed utili, quando cioè di
più pratico mi veniva suggerito da un’esperienza di oltre
30 anni di clinico servizio. Ebbi quindi presente che il meglio è il
nemico del bene. Potrei suggerire con Dante:
“ Studio di ben far grazia rinverdì “.
Il servizio farmaceutico, per lo passato, era disimpegnato da un solo
farmacista che, avendo scelto questo paese come una seconda patria, vi
si trovava esercitando da circa 59 anni.
Ultimamente poi provvedeva all’esercizio di un’altra farmacia
un distinto giovan, pieno di buona volontà, al corrente dei progressi
fatti dalla scienza. Egli, in seguito alla morte del primo, esercita
ora da solo nel paese. La sua farmacia è decorosamente arredata
e provveduta per tutte le esigenze che può richiedere la pubblica
salute; parmi adunque che non si potrebbe di meglio desiderare per quanto
concerne questo ramo di pubblico servizio.
Il servizio ostetrico nei tempi andati era affidato alle solite levatrici
di nome, dalle quali sono quasi sempre serviti i nostri Comuni rurali;
ma ultimamente era disimpegnato da un’Ostetrica patentata, oculata
e intelligente, e della quale il Comune ha dovuto deplorare la perdita
per suo volontario trasferimento a Cagliari. Veniva rimpiazzata da un’altra
Ostetrica del pari patentata, giovane anche questa, intelligente e laboriosa,
ma che non può naturalmente aver l’esperienza che aveva
la prima. Ad ogni modo, e per debito di giustizia devo dire che il servizio
ostetrico viene disimpegnato regolarmente anche da quest’ultima
levatrice.
IGIENE DELLE SCUOLE
Il casamento scolastico è uno dei più belli che esistano
nei Comuni Rurali dell’Isola. La sua solida costruzione, la topografica
posizione, la capacità sufficiente abbastanza per ricevere una
numerosa scolaresca delle Classi elementari superiori ed inferiori, maschili
e femminili, la vastità delle camere destinate all’insegnamento,
l’arieggiamento, la luce che penetra dalle ampie finestre, tutto
contribuisce a rendere igienico questo pubblico edificio.
Pare a fronte di tutto ciò, anche in questa Scuola come in altre
cittadine o rurali, si possano sviluppare o importare facilmente negli
infanti infezioni diverse, non di rado malattie cutanee, ed anche parassitarie.
Quindi si ha obbligo anche quando siano buone le condizioni materiali
dell’edificio scolastico, d’invigilare la salute di tanti
piccoli figliuoli. Frequentissimi sono infatti, massime nella primavera,
gli eczemi, gli erpeti, le pfiriasi, le eruzioni papulose, le punteggiature
ecchimotiche prodotte da animaletti pungenti ed irritanti che assalgono
la superficie del corpo, o anche vi si annidano. Nei fanciulli si osservano
vespai, non sono infrequenti la scabbia o rogna, la tigna anche quella
denominata tonsurante. Tali affezioni sono favorite dalla pochissima
nettezza in cui certi genitori tengono il corpo dei loro figli; e coò ch’è peggio
e la facile trasmissione di parecchie delle indicate affezioni dagli
infermi ai sani. Talune di queste malattie parassitarie possono essere
comunicate da animali domestici (cani, gatti ecc.) coi quali si sa che
i fanciulli si trattengono e scerzano volentieri. Di questi fatti sappiamo
che il prof. Carruccio ne ha raccolto non pochi, e li espose ed espone
annualmente con nuove aggiunte e commenti ai suoi numerosi allievi nell’Università della
Capitale.
Non credo sia qui mio compito di tracciare il metodo di cura che la
scienza consiglia per ciascuna di dette malattie; dirò solamente
che la miglior cura sarebbe la preventiva, consistente nell’isolamento
degli infermi dai sani, la nettezza del corpo ed una conveniente disinfezione
degli ambienti, degli abiti ecc.
Dirò pure che le anzidette malattie e infettive e parassitarie
mostrano una predilezione per l’età infantile; peperò non
sarà mai abbastanza raccomandata una rigorosa sorveglianza nelle
pubbliche scuole, in cui giornalmente si ha un agglomeramento di fanciulli:
basta uno colto dal morbo trasmissibile perché la scuola possa
diventare un centro d’infezione. Questa verità ormai dovrebbe
da tutti tenersi presente: prinipiis obsta.
Saviamente s’inculca dai migliori igienisti e dalle autorità che
molto stimano il buon andamento delle pubbliche scuole, di non ammettere
in queste alunni i quali non siano stati prima rigorosamente visitati
da persona tecnica che li dichiari immuni da qualsiasi morbo trasmissibile,
sia parassitario o no. Nessuno in quei paesi si offende di questa imparziale
misura, perché così sono tutte le famiglie garantite. Siffatto
intento, che è della massima importanza igienica, si può facilmente
raggiungere, visitando le scuole colla maggior possibile frequenza.
I consigli e le misure che come ufficiale sanitario del Comune ho inculcato
e inculcherò per l’igiene di questa scuola, sono persuaso
che avranno l’aggradimento di questa autorità locale, sollecita
di buoni provvedimenti, e l’appoggio di chi con intelletto d’amore
e con lodevole zelo disimpegna in questo capo luogo di mandamento l’ufficio
di delegato scolastico.
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Antonio Piras Pinna, medico igienista,
dopo aver fatto per più di
trent’anni il medico condotto nel Sulcis, si stabilì a Villacidro
nel 1886, anno nel quale si manifestò un’ epidemia di vaiolo.
Autore anche di “Malattie dominanti a Villacidro nel 1888
e misure igieniche che si dovrebbero adottare nell’interesse della salute
pubblica, Roma – Mariani , estratto dalla rivista di scienze biologiche “Spallanzani” diretta
da Antonio Carruccio
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