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Notizie sulla Sanità in Sardegna
Da:
Sulla
PUBBLICA SANITA’
IN SARDEGNA
DALLE SUE ORIGINI
FINO AL 1850
Del dott. Giuseppe Pinna
ORDINAMENTO SANITARIO – ORGANI DIRIGENTI
…………
.
Parlare di organizzazione sanitaria in Sardegna nei primi secoli è impresa
ardua e rischiosa.……La più fitta caligine avvolge
il passato.
……Sorti quindi i Romani – nell’anno di Roma
493 – a conquistare la Sardegna …….da questo punto
la storia della medicina in Sardegna non può andare disgiunta
da quella di Roma…..I romani sin dai tempi della Repubblica, erano
guidati da leggi precise d’igiene;……….
Sotto Nerone fu organizzata la classe dei sanitari, colla istituzione
dei medici primari e dei medici secondari. I medici primari od archiatri
si distinguevano in archiatri palatini o medici di palazzo, ed in archiatri
populares o medici comunali(urbani), ….; i secondi, eletti dalla
cittadinanza in numero proporzionato alla popolazione, venivano esaminati
dal collegio degli archiatri; erano tenuti a visitare i poveri infermi
della città dalla quale erano pagati con adeguato stipendio…..
Durante l’impero di Antonino Pio gli archiatri populares erano
dieci nelle città di primo rango, sette in quelle di secondo e
cinque in quelle di terzo……
Cessata la dominazione romana……nel medio evo,vera istituzione
sanitaria non poteva istituirsi…..
Leggiamo nel Codice degli statuti di Sassari, del 1316, numerosi articoli
dettati a tutela del buon andamento sanitario di quella regione , alcuni
dei quali riguardanti i medici e gli speziali di quella regione…….
Anche nel Breve di Villa di chiesa (Iglesias) pubblicato nel 1327, tra
le altre disposizioni trovasi questa: che le controversie relative agli
emolumenti spettanti ai medici, fisici e chirurghi fossero risolte da
due persone probe, scelte dal capitano o dal Giudice.
Dalla Carta de Logu, che andò in vigore fin dal giorno di Pasqua
del 1395, rilevasu che i medici godevano di una certa considerazione
di fronte all’autorità superiore: infatti nei casi di ferimenti
gravi occorreva il parere del medico legale per stabilire il grado della
punizione, e nei casi di venefici il medico era favorito dalla legge
Compilava, in quanto che il colpevole oltre alle spese del processo,
veniva condannato
a rimborsare quelle occorse per l’assistenza medica e per i medicinali
somministrati al danneggiato.
La Sardegna….tocco – per opera del Re Alfonso V – l’apogeo
in materia di ordinamento sanitario, precorrendo quasi tutte le altre
regioni italiane. E mentre fu dal sovrano spagnolo creato, fin dal 1456,
nell’isola l’ufficio del Protomedicato, a Roma furono istituite
le giurisdizioni del Protomedicato solo nel 1575……..
Al Protomedico era concesso il privilegio di decidere sull’idoneità dei
fisici e dei medici a professare la loro arte…….
Al protomedico od al suo sostituto era inoltre riservata la facoltà esclusiva
di fungere da perito medico legale nei casi di ferimenti….
Il Protomedico assumeva il suo ufficio previo giuramento e tutti i silurgiani erano soggetti alla sua autorità.
I provvedimenti igienici e gli ordini tutti di indole sanitaria venivano
emanati dall’ufficio viceregio, dietro parere verbale o scritto
del Protomedico.
L’istituzione del protomedicato non riuscì di gradimento
nei primi tempi a coloro i quali esercitavano la medicina senza patente,
spesso digiuni affatto di qualsiasi rudimento scientifico, essendochè l’esercizio
dell’arte medica non era privilegio dei soli dottori in medicina,
ma lo si praticava anche dai siluriani (chirurghi di bassa chirurgia),
dai barbieri, e persino dai loro commessi o mozzi. Ond’è,
che non si tosto fu presentita la possibilità di un’azione
diretta a sradicare la mala opera di cotali parassiti, che sotto il manto
di una professione umanitaria, rinvenivano nella medicina una fonte illecita
di lucro, sorse tra costoro una tacita e salda coalizione allo scopo
di combattere ad oltranza la persona e gli atti del Protomedico colle
uniche armi di cui disponevano: la maldicenza, la denigrazione, la calunnia
e simili………….
Intanto, coll’impianto dell’ufficio Protomedicale si incominciarono
ad emanare diversi regolamenti miranti a tutelare la salute pubblica; …che… cominciarono
a produrre buoni frutti, perché dettati con sano criterio e resi
efficaci ed esecutivi colla comminazione di multe e di punizioni abbastanza
severe…….
Onde avvenne, che, per scindere le complicate attribuzioni ed alleviare
la responsabilità del Protomedico, si reputò necessario,
nella prima metà del 1600, di istituire un’apposita commissione,
appellata Giunta del Morbo o Giunta di Sanità, composta di alti
dignitari e di persone preminenti nell’arte medica, compresovi
il Protomedico.
Le funzioni della Giunta si riassumevano in queste due principalissime:
vegliare sulla conservazione della sanità pubblica e preservare
l’isola dal morbo contagioso………
L’intento si conseguì pienamente mercè l’istituzione
dell’ufficio del Protomedicato Generale.
Quest’ufficio esisteva già nel 1730: è tuttavia ignota
la data della sua creazione, che non poteva essere anteriore al 1721…….
Il Protomedicato Generale sedeva a Cagliari ed era formato del Protomedico,
di due professori di medicina (l’uno di medicina teorico pratica,
e l’altro di materia medica) e di un segretario………
L’ufficio del Protomedicato Generale non si limitava a dare un
parere ragionato su tutte le questioni di indole medica, e a proporre
misure igieniche opportune a tutela della salute delle popolazioni; esso
faceva altresì la verifica delle merci e dei commestibili avariati
per decidere se il loro consumo poteva essere o no dannoso alla sanità pubblica.
Aveva superiore vigilanza sulle farmacie, con facoltà di ordinare
ispezioni in quelle che si sospettavano essere sprovviste di medicinali.
Compilava i regolamenti per l’esercizio professionale dei medici,
chirurghi, speziali e farmacisti, ecc. i quali poi venivano sottoposti
all’approvazione del Magistrato sopra gli studi…….
Il Protomedicato generale non agiva per autorità propria, ma faceva
le sue proposte al Viceré, il quale dopo averle bene ponderate,
le dichiarava esecutive e impartiva gli ordini opportuni………
Contemporaneamente alla istituzione del Protomedicato generale si creò a
Sassari il Vice Protomedicato generale con a capo il Vice Protomedico,
e nelle altre città, a seconda della loro importanza, si nominò un
Tenente Protomedico o un Vice Tenente Protomedico, chiamato anche Medico
Provinciale o Medico Assistente…..
L’istituzione di questi uffici non importò tuttavia l’abolizione
della Giunta di Sanità , di cui precipuo dovere era sempre di
vigilare affinché l’Isola non venisse invasa dal male contagioso. …………la
medesima, ….con carta reale del 12 aprile 1755 fu abolita e sostituita
dal Magistrato disanità altrimenti detto Magistrato dei conservatori
generali di sanità……..
Le riunioni, così dette giunte di sanità, si tenevano in
casa del reggente la Reale Cancelleria od, in sua assenza, del giudice
della Reale Udienza………ma si riuniva solo nei casi più gravi,
quando cioè l’Isola era minacciata dall’invasione
di qualche malattia epidemica…….
E per meglio garantire e preservare l’Isola dai contagi, si pensò di
istituire a Cagliari, verso il 1803 il Supremo magistrato di sanità,
e negli altri paesi del Regno, come Alghero, in cui potevano approdare
legni, si istituirono i Magistrati di Sanità. Questi dipendevano
dal primo, ala cui approvazione sottoponevano le deliberazioni e ne ricevevano
gli ordini…..
[in seguito] Lo stesso Sovrano creò nella cittàdi Alghero
una Giunta sanitaria, presieduta dal governatore e composto del prefetto
della provincia, dell’intendente provinciale, del vicario regio,
del capitano del porto, del luogotenente delle torri e del tenente Protomedico.
In ogni altra città o comune, nel quale esisteva porto o spiaggia
accessibile, la Giunta sanitaria doveva essere composta del prefetto
od intendente della provincia,….ed in mancanza di questi, del vicario
regio o ministro della giustizia locale, del delegato patrimoniale, del
capitano o tenente del porto o spiaggia, del luogotenente delle torri,
del medico di condotta, ed in difetto, di un altro medico o, se anche
questo mancava, di un chirurgi…..
Colla istituzione dei Magistrati di sanità, che si occupavano degli
affari più importanti riguardanti la salute pubblica, delle Giunte di
sanità, e delle Giunta primaria e provinciale del vaccino, create fin
dal 1819….., che si occupavano di fatti di igiene locale meno complessi,
l’ufficio Protomedicale diventò quasi un potere esecutivo più che
consultivo.
E cominciò il re Carlo Alberto con sua patente in data 4 ottobre
1842, a ridurre le attribuzioni del Protomedicato generale di sanità,
serbandogli solo la facoltà di risovere le questioni di indole
puramente professionale. In forza di tale patente il magistrato del Protomedicato
generale componevasi di cinque membri, ossia un professore di medicina,
uno di materia medica, uno di chirurgia, uno di chimica, e uno di storia
naturale e botanica: fra questi veniva dal Sovrano nominato il capo del
Magistrato, ossia il protomedico generale. Questi aveva l’incarico
di esercitare la superiore vigilanza ed ispezione su coloro che professavano
la medicina, la chirurgia o qualche ramo di esse, acciocché non
eccedessero dai limiti del loro esercizio e non commettessero abusi nella
tassazione degli onorari ad essi dovuti; di eseguire annualmente la visita
e l’ispezione a tutte le farmacie, drogherie, spezierie, ecc e
di spedire le patenti ai farmacisti, droghieri, distillatori, confettieri,
ecc. Era inoltre tenuto a pubblicare ogni anno l’elenco dei medici
e dei chirurghi ammessi all’esercizio della professione, acciocché i
farmacisti potessero spedire le ricette con più sicurezza……….
…con decreto 30 ottobre 1847 furono istituiti un Consiglio superiore
di sanità, sedente in Torino, ed un Consiglio provinciale di sanità in
ciascuna provincia, fermo restando l’ufficio del Protomedicato,
con limitate attribuzioni e sotto la dipendenza dei primi. Con decreto
poi in data 22 aprile 1848 furono soppressi i Magistrati di sanità,
e le attribuzioni relative alla polizia sanitaria marittima furono affidati
ad un Consiglio generale di sanità sedente a Genova, a due Consulte
di sanità, di cui una aveva stanza a Cagliari e l’altra
a Nizza, ed alle giunte di sanità che funzionavano nei comuni
aventi giurisdizione al mare, esclusi i luoghi di residenza del Consiglio
e delle Consulte……..
....Eugenio di Savoia, con suo editto in data 24 luglio 1848, modificò il
personale componente il Consiglio superiore di sanità ed i Consigli
provinciali di sanità, introducendo in essi un competente personale
sanitario…….
Con quest’ultimo decreto di Eugenio di Savoia, l’ufficio
del protomedicato rimase completamente esautorato, giacché tutte
le sue competenze ed attribuzioni erano state assorbite dai Consigli
provinciali di sanità; di modo che la sua esistenza diventò sterile,
infruttuosa, quasi superflua……..
……
.il re Vittorio Emanuele con decreto in data 12 maggio 1851…..abolì i
Magistrati del Protomedicato e gli uffizi di Protomedico e di tenente
Protomedico, ordinando che tutto quanto si riferiva allo studio, all’esame,
alla pratica, alla dichiarazione di idoneità, ecc. dipendesse
dalle autorità preposte alla pubblica istruzione, e che le altre
attribuzioni del Protomedicato fossero devolute al Consiglio superiore
di sanità.
E così, dopo quattro secoli di vita rigogliosa, fu troncata d’un
colpo l’esistenza di una delle più provvide e benemerite
istituzioni, quella del Protomedicato, che aveva dato ottime prove di
sé, tutelando saggiamente e scrupolosamente, senza incertezze
e con leale indipendenza, la pubblica sanità in Sardegna.
PERSONALE SANITARIO
L’Ateneo cagliaritano fu istituito dal re Filippo III con suo
diploma del 31 ottobre 1620, e la sua organizzazione venne regolata
con le stesse norme vigenti nelle Università spagnole……..
Alcuni anni dopo, e precisamente nel 1632, il Re Filippo IV, con suo
diploma in data 18 ottobre istituì pure a Sassari una Università degli
studi, affidandone ai P.P. Gesuiti il governo e l’insegnamento……..
Tanto l’una che l’altra Università sarde rivelarono – sin
dall’epoca del loro stabilimento – parecchi e gravi inconvenienti,
derivanti dalla loro imperfetta organizzazione; donde lo scarso numero
dei giovani inscritti ai singoli corsi, ed in modo speciale a quello
di medicina, e le frequenti interruzioni degli studi, poiché molti
giovani preferivano non ultimarli. Alcuni di essi infatti li proseguivano
nelle Università straniere, mentre alcuni altri, dopo il primo
od il secondo anno di corso, abbandonavano le scuole per dedicarsi senz’altro
all’esercizio della professione…….
………
verso la metà di quel secolo [1700] i locali dell’Università [di
Cagliari] servirono per qualche tempo di quartiere alle truppe, e conseguentemente
fu interrotto il corso delle lezioni……..
…..il Re Carlo Emanuele ……pubblicò nel 1764
le Costituzioni ed istituì il Magistrato sopra gli studi, che
doveva vegliare sulla applicazione delle medesime.
MEDICI
Per il corso di medicina furono istituite ….quattro cattedre, una
teorico pratica, una di materia medica, una di anatomia ed una di istituzioni:
le prime due formavano corso triennale, le altre annuale. Le lezioni
pratiche di medicina venivano impartite nell’antico ospedale di
S.Antonio e gli studenti, a turno e gratuitamente, dovevano prestarvi
servizio settimanale. Alla fine del 2. corso tacevasi l’esame di
baccellerato, alla fine del 3. quello di licenza, dopo il 4. la laurea.
Conferita la laurea, il candidato, prima di ricevere dal Promotore le
insegne del grado, doveva fare davanti l’Arcivescovo o del di lui
delegato la professione di fede e prestare giuramento.
I dottori in medicina prima di essere ammessi all’esercizio della
professione dovevano compiere due anni di pratica o nell’ospedale
o presso qualche medico accreditato.. Però il praticante non poteva
spedire ricette se non in presenza del maestro, od in casi eccezionalissimi.
Ultimata la pratica e conseguita l’attestazione d’idoneità,
questa si presentava al Magistrato sopra gli studi, che rilasciava il
permesso di libero esercizio. A tutte queste formalità si sostituì in
seguito l’esame di libero esercente………
CHIRURGHI
……
.Il corso era biennale, e le lezioni si dividevano in teoriche e pratiche;
le prime si impartivano all’Università e le altre si facevano
all’Ospedale. Il professore era inoltre tenuto a completare l’insegnamento
con una serie di dimostrazioni ed esercitazioni pratiche sul cadavere,
avendo a disposizione per tale scopo i cadaveri dei giustiziati e di
quelli che decedevano all’Ospedale.
L’ammissione al corso di chirurgia non si otteneva se non da coloro
che erano in grado di intendere i trattati e che dimostravano una certa
attitudine in quel genere di studi.
Una qualche disparità di trattamento si usava verso gli studenti
a seconda che aspiravano all’esercizio della chirurgia in città oppure
nei villaggi. I primi dovevano fare due anni di corso scolastico e due
di pratica all’Ospedale, e subivano due distinti esami; l’uno
orale alla fine del terzo anno, della durata di un’ora e mezza,
e l’altro nel quarto anno, consistente in due operazioni assegnate
in sorte. I secondi invece dopo un solo anno di corso, sostenevano una
sola prova teorico-pratica di un’ora e mezza………
Si arriva così fino al 1855 in cui Carlo Alberto riordinando
gli studi universitari di Cagliari e di Sassari, prescrisse che le lezioni
medico-chirurgiche fossero riunite in uno stesso corso, abolendo conseguentemente
le due lauree distinte di medicina e chirurgia, e conservando una sola
ed unica laurea medico-chirurgica……..
I flebotomi che abusivamente esercitavano la chirurgia venivano puniti
peculiarmente, od anche espulsi dal luogo di loro residenza per un dato
periodo di tempo. Essi non potevano inoltre dedicarsi liberamente alla
loro professione se prima non avessero presentato al Protomedico le patenti
e fatta ostensione dei ferri, strumenti e libri pertinenti a la loro
arte, e di cui fossero realmente provveduti, sotto pena di pagare L.
25 o di un mese di carcere.
Alle levatrici non era lecito di applicarsi alla pratica professionale
senza l’autorizzazione del Protomedico……..
……..si favorì nella prima metà del 1800 lo
sviluppo e la diffusione delle condotte mediche.
Innanzitutto si resero più spedite e frequenti le nomine dei medici
e chirurghi distrettuali…..
Ciascun distretto comprendeva generalmente un gran numero di paesi, che
arrivava persino a 29 , come quello di Mandas e Busachi. I parecchi villaggi
non esisteva che un solo medico, ed in moltissimi altri non vi erano
né medici né chirurghi e neppure flebotomi patentati.
Il medico aveva la residenza nel capoluogo del distretto, mentre nei
paesi di sua pertinenza risiedevano i chirurghi e i flebotomi.
I medici distrettuali visitavano tre volte all’anno i luoghi soggetti
alla loro giurisdizione, vi studiavano le malattie dominanti, le cause
da cui erano alimentate, e provvedevano le misure igieniche più atte
a combatterle.
I chirurghi distrettuali dipendevano dai medici distrettuali ed erano
tenuti a prestare la loro assistenza gratuitamente ai poveri del distretto
a cui appartenevano.
Fallito il tentativo di generalizzare e migliorare nell’Isola il
servizio sanitario per mezzo dei medici distrettuali, si pose mente a
facilitare in tutti i modi le condotte mediche comunali.
Dal Re Carlo felice, il 17 agosto 1802 furono per la prima volta istituiti
in Cagliari i medici ed i chirurghi condotti, per la cura gratuita ai
poveri, assegnando un medico e un chirurgo per ciascuno dei quattro quartieri
di Castello, Stampace, Marina e Villanova: il servizio gratuito dei medicinali
venne affidato a uno speziale……….
I medici condotti comunali dei diversi villaggi dell’Isola erano
di nomina Viceregia; duravano in carica per un periodo di anni stabilito
dallo stesso Viceré, e venivano pagati dalla cassa del comune.
Anche nella nomina dei medici comunali la procedura era intricata ed
inceppata da mille ostacoli.
Anzitutto i Comuni, come al solito, giudicavano a capriccio sulla capacità scientifica
dei sanitari. Oltre a ciò i chirurghi,i flebotomi, e persino gli
speziali, avvezzi da lungo tempo a ritrarre abbondanti guadagni dall’esercizio
abusivo della medicina, mal soffrivano la presenza di un medico che rivendicava
i diritti da essi usurpati e ne facesse suo giusto prò a loro
pregiudizio. Ond’è che questi, di solito nativi del paese
ove contavano una estesa parentela e numerose aderenze, siccome persone
di una qualche distinzione, riuscivano bene spesso con abili manovre,
coi raggiri e persino colla calunnia a gettare il discredito sulla persona
del medico designato e ad impedirne la nomina………..
E per impedire che i flebotomi invadessero le attribuzioni degli altri
sanitari, il Magistrato sopra gli studi…..stabilì tassativamente…che
le attribuzioni dei flebotomi si riducessero ai salassi, applicazioni
di ventose, clisteri, estrazione e pulitura dei denti, frizioni, moxa,
ed altre di minore importanza…….
FARMACISTI
La storia delle farmacie è antica forse quanto la medicina di
cui è complemento o parte ausiliaria……. A pompei,
ad esempio ne furono scoperte due.
L’esercizio delle farmacie in Sardegna era libero, ed a chiunque
era lecito aprire una farmacia e manipolare farmaci sens tenir cognicio
alguna del art de Appothecari, potendo facilmente – per sopraggiunta – esitare
nell’Isola i medicinali guasti rifiutati all’estero. I farmacisti
per massima esercitavano anche flebotomia: forniti di tale facoltà se
ne valevano spesso – com’è naturale – per esercitare
la medicina e la chirurgia.
Coll’istituzione dell’ufficio Protomedicale, i farmacisti
furono assoggettati ad un esame di abilitazione, da prestarsi dopo un
determinato numero di anni di pratica in altra farmacia, e furono disciplinati
in forza del regolamento Protomedicale del 1608.
In seguito alla creazione delle due Università sarde, l’idoneità ai
farmacisti veiva concessa dopo aver compito il corso di materia medica
nell’Università, ed ultimata la pratica sotto la direzione
di un farmacista approvato.
Questa pratica era di cinque anni per i farmacisti che intendevano esercitare
in città, e di tre anni per quelli dei villaggi. L’esame
di idoneità si sosteneva alla presenza di una commissione composta
del Protomedico, del professore di materia medica, e di due sindaci degli
speziali.
I sindaci degli speziali venivano eletti dai farmacisti di Cagliari e
pare anche da quelli di Sassari,i quali, ai 15 dicembre di ogni anno
dovevano radunarsi in una delle sale dell’università per
procedere alla formazione della terna fra i farmacisti, in base alla
quale il Protomedico nominava a scelta due sindaci. Questi due sindaci
oltre all’assistere il Protomedico nelle visite periodiche alle
farmacie, erano pure tenuti a compilare la tassa sui medicinali, di comune
accordo col Protomedico.
Anche gli assistenti alle farmacie erano tenuti a subire un esame, per
essere autorizzati all’esercizio della loro professione come titolari.
Mentre nei secoli precedenti il servizio farmaceutico, diremo anzi il
negozio dei medicinali era libero a chiunque, e senza garanzia alcuna
sulla loro capacità ed onestà, colla creazione dell’ufficio
Protomedicale questo ramo di commercio fu definitivamente considerato
come parte dell’ordinamento sanitario, e posto sotto vigilanza
immediata e diretta del Protomedico: istituitesi finalmente le Università sarde,
i farmacisti venivano abilitati all’esercizio dopo aver compiuto
un corso speciale di studi, e nessuna farmacia poteva essere aperta al
pubblico se non sotto la direzione di un farmacista patentato.
Siffatta riforma poté applicarsi con grande giovamento alle farmacie
dei principali centri isolani, ma non riuscì ad estendere la sua
azione nei piccoli paesi, per la riluttanza dei farmacisti patentati
a porvi la loro stanza. Onde il dilemma: o legalizzare o sradicare gli
abusi. Tra i due mali si prescelse il primo, siccome quello che, più consentaneo
al prestigio ed autorità della legge, ridondava a beneficio delle
popolazioni rurali. Epperciò l’autorità superiore,
in via di temperamento, se non logico certamente indispensabile, concedeva
di tanto in tanto l’abilitazione al servizio farmaceutico a coloro
che, sebbene non muniti dei titoli prescritti, avevano per lungo periodo
di tempo esercitato abusivamente la professione del farmacista.
Anche i Comuni, dal canto loro, non ritennero mai dal favorire questo
ramo di servizio: molti di essi infatti solevano concedere gratuitamente
ai farmacisti vaste aree di terreno per coltivarvi le erbe medicamentose
(i semplici), quando queste scarseggiavano.
Ad onta tuttavia di tante e si speciali agevolezze non si ottenne il
vagheggiato risultato, perché le farmacie rimanevano sempre nei
piccoli paesi e scarseggiavano assai persino nei centri più popolosi.
Come accennammo precedentemente , l’esercizio della farmacia fu
disciplinato fin dal 1608 col regolamento Protomedicale.
Un altro regolamento venne pubblicato nel 1731, il quale in parte abrogò,
in parte modificò le precedenti disposizioni.
Fra le norme più importanti sancite da questo nuovo testo, troviamo
prescritto: che le visite alle farmacie dovessero farsi due volte all’anno;
che le visite non si praticassero più tardi del mese di ottobre
l’una, e del mese di febbraio l’altra; che le visite fossero
eseguite dal Protomedico coll’aiuto di altri quattro medici, e
coll’assistenza del giurato (jurado) della città, i quali
tutti non potevano ricusarsi senza motivi giustificati; che sempre quando
il medico giudicante volessero riconoscere, giudicare o sperimentare
i medicamenti, il farmacista doveva somministrargli le droghe a richiesta
dell’jurado; che le droghe o semplici introdotti dall’estero
venissero esaminati dalla suddetta commissione; che dovendo giudicare
della bontà e qualità delle medicine, droghe o semplici,
dovesse prevalere il giudizio della maggioranza degli esaminatori.
Le visite alle farmacie non si praticavano mai con quella frequenza e
costanza richiesta dal regolamento che le prescriveva, tantoché verso
la fine del 1700 venne affidato totalmente al Protomedico l’incarico
di visitare ogni tanto le botteghe dei farmacisti, fondachieri, droghieri
ed acquaviti che trovavansi a Cagliari, mentre nelle altre città e
luoghi principali l’incarico fu dato a quel medico più accreditato
e di fiducia del Protomedico. Questi nell’eseguire le ispezioni
alle farmacie era assistito dal professore di materia medica, da uno
dei sindaci degli speziali e da un segretario. Per queste visite i medici
percepivano l’onorario stabilito dalle tariffe. Le multe inflitte
ai contravventori erano devolute per due terzi a favore della cassa dell’Università,
e per un terzo a favore dell’accusatore, e se questo non esisteva,
a favore della confraternita dei SS. Cosimo e Damiano.
Fin dal secolo XV la vendita dei medicinali era regolata da apposita
tariffa; ma enormi erano i prezzi commerciali dei farmaci, come del pari
esagerati erano quelli stabiliti dalla tariffa. Nessun legislatore pose
mai mente a ridurre ai giusti limiti la tassazione dei medicinali; solo
nel 1738 il Re Carlo Emanuele ordinò si compilasse un’altra
tariffa completa e più moderata, che poi fu pubblicata sotto il
titolo di: Tariffa, seu praetia medicamentorum quam compositorum
in civitate Calaritana et i Sardiniae regno observanda. Nel corrente secolo se ne
pubblicarono parecchie; ad esempio quella del 6 marzo 1842, quella del
1847, ecc.
L’ufficio Protomedicale procurò sempre di favorire l’aumento
delle farmacie e di avvantaggiare in tutti i modi la classe dei farmacisti,
tutelando allo stesso tempo le esigenze ed i diritti del pubblico. Tutti
i suoi atti furono costantemente inspirati a questi intendimenti. Citeremo
per saggio il regolamento Protomedicale del 4 ottobre 1842, in virtù del
quale non era concesso agli speziali di esercitare la professione se
non avevano buona condotta; nelle località nelle quali già esisteva
una farmacia, non se ne poteva aprire una seconda, se non risultasse
che la prima fosse insufficiente ai bisogni della popolazione; i medicinali
e le droghe che si introducevano nel regno per uso pubblico, dovevano
essere verificati da persona delegata dal Protomedico, e non ne era permesso
lo sdoganamento se nocive.
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